recensione n. 1

 

Autopsia della bestemmia

Nota critica del prof. Rosario Mocciaro

 

Ho letto il libro con estremo interesse ed ho trovato questo scritto di particolare rilevanza, con spunti validi anche dal punto di vista psicologico, perch� la bestemmia come noi la conosciamo, ha una profonda deviazione psicologica che cercher� di evidenziare.
L’Autore ha cercato di estrinsecare l’autopsia della bestemmia nei suoi vari aspetti.
Un elemento che a me sembra di particolare interesse � la distinzione che l’Autore fa tra bestemmia semplice e bestemmia ereticale, intendendo con la prima quella che ci capita di sentire comunemente, in strada, tra i giovani, giorno dopo giorno.
Bestemmia ereticale � un’espressione di bestemmia che � difficile da incontrare, mentre quella semplice appartiene alla nostra sfera culturale collettiva e psicologica, nel senso che nella societ� in cui viviamo, cerchiamo di esprimerci secondo quelle che sono le modalit� comuni; e si sa che la societ� � cosparsa di laicismo ed atteggiamenti non praticanti.
In genere l’adulto usa queste espressioni per affermare la sua personalit� in senso negativo. Il giovane, invece, per tentare di assomigliare all’adulto attraverso la bestemmia. Parlavo oggi con i miei studenti dell’adolescenza, fase evolutiva in cui si tende ad imitare gli adulti, sottolineavo come questa particolaresi fascia d’et� si sia allargata notevolmente: fino a poco tempo fa si veniva considerati adolescenti fino ai diciotto anni, oggi sappiamo che statistiche varie ci dimostrano che si pu� essere adolescenti anche fino a trent’anni.

All’interno di questo nostro contesto culturale, troviamo degli atteggiamenti giovanili che esprimono l’assenza di pratica religiosa, e che comunque dimostrano che i ragazzi sentono il bisogno di esternare alcuni linguaggi comuni che appartengono all’adulto, e che in senso negativo li fanno apparire pi� grandi. Il libro, credo che rappresenti queste articolazioni del fenomeno della bestemmia in maniera doviziosa, soprattutto quando l’Autore fa la distinzione fra bestemmia nei confronti del Dio degli altri e bestemmia rivolta al proprio Dio. Questo � un fenomeno molto pi� diffuso e grave di quello che pu� sembrare. Penso che la bestemmia vera sia un atto difficile, complesso e raro. Non mi pare che quello che sentiamo comunemente sia considerabile una vera e propria bestemmia, tante volte si tratta solo di modelli culturali, sfoghi senza significato.
Credo comunque che la bestemmia si installi in un complesso che un autore illustre come Erich Fromm distingue: essere religioso in senso autoritario, in un senso direi primitivo, ed essere religioso in senso umanistico. A questo proposito egli parla di religiosit� matura.
Io penso che chi vive una forma di religione matura non possa bestemmiare; praticamente significa aver assimilato un concetto che � proprio della religione cristiana. Alla fine, la vera religione � dentro di noi, e questa mi sembra la cosa pi� importante.
Ci� assume forma nel momento in cui l’incontro con Dio coincide con l’incontro con se stessi e con gli altri: allora credo che non si possa veramente bestemmiare.

Donato Di Stasi

Il pubblico assiste alla presentazione

A volte si incontrano mistici che bestemmiano, nonostante il loro essere indurrebbe a non concepire una tale espressione d’ingiuria. S. Giovanni della Croce, parla con Dio in modo molto forte, e proprio in un momento drammatico come quello gli chiede: “Perch� non intervieni?” Lo stesso Cristo sulla croce dice al Padre: “Dio mio, perch� mi hai abbandonato?”
Potrebbe sembrare un atto di allontanamento da Dio e di lamentela, ma � solo un modo di esprimersi forte. Conclude per� dicendo “sia fatta la tua volont�, non la mia”.
Colaiacomo, con Autopsia della bestemmia, ci immette nella dimensione della religiosit� umanistica.
La bestemmia vera � quella verso l’altro, non quella verso qualcosa di astratto, come quando inveiamo contro gli altri in loro assenza; non lo faremmo altrimenti, anche per paura di una eventuale risposta o ritorsione. Ecco perch� molte persone bestemmiano Dio: perch� non risponde.
Quella pi� dura � la bestemmia che noi facciamo nei confronti del prossimo, ed � ben visibile nella non accettazione delle persone, per quello che sono, e soprattutto cos� come sono.

Rosario Mocciaro

Konx om pax

 


Non è un caso se ho voluto inoltrarmi nei meandri di una dimensione tanto particolare e complessa, quanto affascinante e ricca di intrecci e colpi di scena inaspettati. Molti, gi� da queste parole si staranno aspettando chiss� cosa di fantastico, misterioso, magari occulto. In effetti c�� un pizzico di tutto questo, e allo stesso tempo nulla di tutto ci�. Konx om pax (il cui nome � gi� tutto un programma!) � una rubrica che si occupa della dimensione religiosa a 360 gradi ed oltre. Chi si sentisse, a questo punto un po� deluso, dovrebbe armarsi di qualche goccia di �santa pazienza�, attendere ancora un istante e proseguire nella lettura di questa breve introduzione esplicativa. La frase Konx om pax appartiene ad una lingua le cui radici non sono molto chiare. Sicuramente � un linguaggio antico e rimasto nell�ombra sino ad oggi, probabilmente per proteggere alcuni segreti di un culto lontano come quello d�Eleusi. Infatti alcuni studi hanno portato a credere che tale frase racchiudesse un concetto di buon augurio a chi la si rivolgeva. Per approfondimenti su questo concetto consiglio di leggere la mia rubrica nel primo numero di fertiLILInfe in cui tratto proprio questo argomento, con un articolo intitolato Ierofanti del XXI secolo. Cos� ha avuto inizio il viaggio tra le credenze di ogni tempo ed i culti che si sono susseguiti secolo dopo secolo, tra lotte, intrecci, scambi e sincretismi tali da aver rappresentato e caratterizzato l�evoluzione del nostro pianeta, portandoci sino al punto in cui oggi ci troviamo. Sono anni che mi dedico allo studio delle religioni; ho iniziato come autodidatta trasportato dalla curiosit� e dalla voglia di conoscere ci� che mi circonda, insoddisfatto di accettare solo quello che il �destino� aveva scelto per me e desideroso di conoscere quel che si nascondeva dietro l�angolo. E angolo dopo angolo sono rimasto stupefatto per quel che mi era stato negato, ma allo stesso tempo felice per come ero stato educato e per quello che il solito �destino� aveva affidato alla mia persona. Konx om pax vorrei tanto sappia dimostrarsi una guida saggia ed uno stimolo a non fermarsi alle apparenze, a quello che sappiamo, che ci � stato insegnato. Konx om pax ha tanto da insegnare e altrettanto da imparare, e questo pu� farlo solamente ricevendo da tutti voi lettori un qualcosa che si possa dimostrare nel tempo un punto fermo indispensabile per la crescita generale. Ricordo il tempo in cui vivevo con una benda intorno agli occhi, accettando ogni cosa per come mi veniva descritta. Ora credo e spero che quella benda sia stata rimossa del tutto, per poter ammirare il fascino di un mondo di tutti e per tutti. La Terra ha potuto narrare le vicende di un�infinit� di divinit� che si sono susseguite e che hanno rappresentato un riferimento costante per chi in loro credeva. Non voglio aggiungere altro in questa sede, di tempo per conoscerci ne avremo tanto. Vorrei solo precisare che � necessario non vedere tutto questo come la solita lezione di catechesi (non per criticarla, me ne guardo bene!), bens� come una letterale immersione nel mare dei costrutti archetipici che possono aiutarci a comprendere il presente; viverla soprattutto come spunto per allenare la mente ad una apertura, una elasticit� che non vogliono dire rinunciare a ci� che siamo e a quello in cui crediamo, ma solo permetterci anche di guardare un qualcosa da un punto di vista a noi sconosciuto, con tutte le motivazioni ed i significati che comprende. Mi auguro di poter comunicare con tutti voi tramite l�indirizzo di posta elettronica simone.konxompax@gmail.com e… detto questo: KONX OM PAX a tutti!

Il caso ACNA

 

l’ultima recensione uscita su Cent’anni di veleno

Recensione uscita sul periodico mensile L’Occhio che… n. VIII anno II – Settembre 2006

Cent’anni di veleno
Il caso ACNA: l’ultima guerra civile italiana
di Simone Colaiacomo

Il caso ACNA ha rappresentato per l’Italia un fatto increscioso che ha condizionato la vita di migliaia di persone sfruttate e prese in giro da istituzioni e potenti che negli anni hanno saputo rigirare persino il concetto di moralità. “Cent’anni di veleno” (Stampa Alternativa, Viterbo 2005) è la testimonianza di un secolo di inquinamento e di assassini legalmente tutelati in nome dell’economia nazionale; un documentario che può far sentir piccolo e inerme chiunque, al solo pensiero dello sporco che ha caratterizzato le azioni di coloro che hanno gestito gli eventi nel tempo. Ma è soprattutto il sentir narrare questa storia da voci che, tra ricordi d’infanzia e situazioni tra il grottesco e il drammatico, evocano quei conflitti tra contadini e operai, nascondendo invece le trame ordite da quei burattinai che hanno tenuto i fili delle masse per i propri interessi. Alessandro Hellmann ripercorre in alternanza, con garbo e con veemenza, la storia della Valle del Bormida dove l’ACNA di Cengio ha avvelenato un territorio un tempo fertile e, con esso, ogni forma di vita dal quale riceveva sostentamento. Un libro da leggere, oltre che per l’importanza storico-economica del XX secolo italiano, per non voltare le spalle a tutti coloro che non sono stati tutelati dalle istituzioni competenti che avrebbero dovuto aiutarli, molti dei quali sono morti senza capire perché. L’ultima guerra civile italiana portata avanti generazione dopo generazione, raccontata in un libro simbolo del diritto di vivere: per mantenere vive queste persone, almeno nel ricordo.

Il mio primo saggio

 

AUTOPSIA DELLA BESTEMMIA

Non leggete questa pagina!

Mi chiedo, in questo momento, in quanti fra coloro che hanno aperto questa pagina, abbiamo seguito il mio consiglio. Probabilmente nessuno, ma non posso saperlo affatto. non amo quelle introduzioni di libri in cui vengono raccontate, per filo e per segno tutte le parti del libro, elencando capitolo dopo capitolo ciò che è scritto nelle pagine che seguono…

… in questo mio primo quarto di secolo che ho ricevuto in dono, senza il quale non avrei mai potuto raggiungere certe mie personali conclusioni, ho subìto in parte passivamnete ma per un’altra parte, la più grande, attivamnente, una quantità di informazioni che, pian piano hanno stimolato la mia volontà ad attuare una sintesi nell’evoluzione di una parte del mio essere, affinchè potessi costruire un qualcosa di stabile, ma non troppo, che fosse in grado di costruire un trampolino di lancio, per me come per chiunque volesse utilizzarlo, dal quale sia possibilie effettuare un tuffo comune, condiviso da ogni singola particella vagante in questo nostro mondo, per raggiungere una condizione in cui l’essere sia tutt’uno con l’Universo…

…Se avessi necessità di definire questo scritto in un certo modo probabilmente lo metterei tra quelli che vengono chiamati saggi storico-teologici-psicologico-antropologico-sociali. Ma fortunatamente non ne ho. Allora preferisco considerarlo un saggio e basta, dal momento che questa parola deriva dal latino sapius, che vuol dire “sapere”, “aver senno”, e questa cosa mi piace, mi lascia un senso di benessere…

Simone Colaiacomo

 

 

…Simone Colaiacomo…

 

41daee5a0228cc667fecd8e1012bf47c.jpgGelo.

Il sudore che ormai

ricopriva la mia pelle si

era completamente

raggelato, al punto da

provocarmi quasi un

dolore ad ogni

movimento.

Eppure dovevo

allontanarmi subito da lì,

altrimenti quell’ombra

gigantesca mi avrebbe

sicuramente straziato le

carni. […] Ero lì a

dovermi salvare. […]

… la sua mano

attraversò il mio volto da

parte a parte.

Silenzio. […]

 

 

 

Tratto da

Sotto al portico d’Ottavia